ItinerariSpagna

Valencia in giornata senza cane e senza camper

(Prima di avventurarci a Valencia in giornata, una premessa: questo è il secondo post del nostro viaggio in Spagna e Portogallo: il primo potete trovarlo qui –> Sbarco a Barcellona con il Camper)

Anche a Valencia torniamo dopo quasi mezzo secolo… e quindi la curiosità di scoprire se ancora esiste la Valencia dei nostri ricordi di giovani “hippie” è tanta.

Sostiamo all’area sosta Valencia Camper Park, ottima posto, fuori dalla città ma perfettamente collegato con la metropolitana. La fermata è a 300 metri e il treno viaggia in superficie. Il Valencia Camper Park è una bella area sosta a prezzi ragionevoli.

Benjamin non può seguirci questa volta, poiché a differenza di Barcellona qui non fanno salire i cani sui mezzi di trasporto pubblici e così con grande dispiacere ci tocca lasciarlo in camper. E questa è la prima differenza con la Valencia di fine anni 70. Allora i cani giravano liberi per la città, tant’è che ricordo che una mattina, dopo aver dormito sulla spiaggia, venimmo svegliati da una specie di labrador che ci tirava il sacco a pelo con i denti! Voleva giocare.

A Benjamin comunque non sembra fregargliene molto di non poterci seguire e in cambio di un tozzo di pane duro, ci guarda andare via con sguardo accondiscendente. D’altronde al cocker non piacciono le città, odia le metropolitane e soprattutto non è stato a Valencia 40 anni fa.

Appena usciti dalla stazione metro percepiamo poco dell’atmosfera di allora. Ma girando per le strade del centro ci rendiamo conto che è ancora una bellissima e vivace città. Il Mercato Centrale coperto è molto bello, allegro, pieno di prodotti di tutti i tipi e di tutti i prezzi. Viene voglia di comprare un sacco di cose, ma ci tratteniamo per non doverci portare le buste della spesa in giro per la città.

Il centro storico è stupendo, attraversato dal fiume verde del Passeige de la Ciutadella e dell’Albereda, una zona verde creata nel vecchio letto di un fiume. Troviamo nel complesso una città più curata. Addirittura, viene da dire, tirata a lucido. Ma a discapito della vecchia atmosfera, ora un po’ più bacchettona, uniformata allo standard europeo più che spagnolo. Del resto è quello che è accaduto a molte città europee. Soprattutto fino a una certa latitudine. Non so se sia un bene. Per alcuni versi lo è e per altri no. Esageriamo sempre!

Sul lungomare della città di una volta c’erano tante baracchette di legno che proponevano pesce a buon mercato, dove noi potevamo permetterci un piatto di telline e una birra. Ora ci sono lussuosi ristoranti e alberghi. E stabilimenti per lo più chiusi data la stagione.

E un piede dopo l’altro raggiungiamo il quartiere de El Cabanial, chiamato anche il quartiere delle casette colorate, a ridosso del lungomare. Lo troviamo in parte ristrutturato ma in parte abbandonato … Peccato.

Non siamo andati a vedere la famosa Città delle Arti e delle Scienze di cui uno dei principali architetti progettisti è Santiago Calatrava, e sicuramente ci siamo persi purtroppo qualcosa di straordinario, ma ci sarebbe voluto più tempo. E poi essendo noi di Roma e passando spesso accanto alla “Vela” della Città dello Sport dell’Università di Tor Vergata, opera incompiuta, del di lui progetto avviato nel 2005… ho avuto in verità un po’ un rifiuto. Certo non sarà colpa di Calatrava, però volente o nolente l’eterno cantiere porta la sua firma.

Tornati dalle parti del Mercato mangiamo per le vie del centro una paella “senza infamia e senza gloria”, e poi ci dirigiamo a vedere la Stazione Nord che si trova a fianco della Plaza de Toros. La stazione è un monumento in stile Liberty progettata da Demetrio Ribes e costruita nel primo decennio del ‘900.

Quando nel ’78 arrivammo a Valencia da Ibiza con il traghetto, trascorremmo, dentro la stazione, un giorno e una notte ad aspettare di poter prendere il treno che ci avrebbe portato a Malaga. La stazione era bellissima allora ed è bellissima oggi. Ma questa volta non abbiamo incontrato El Caballo. Così si presentò il ragazzo spagnolo, in viaggio anche lui con sacco a pelo e zaino, con il quale parlammo tutto il giorno e parte della notte. Figura mitica facente parte dei miei ricordi annebbiati … Per un momento ho pensato che l’avrei trovato ancora qui!

Ma è ora di tornare. Adios Valencia, Benjamin ci aspetta.

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